Emergenza gas, il futuro è nei rigassificatori
8 febbraio 2012 | Di: Lorenzo Mazzei
Da diversi giorni ormai l’Italia è investita da una morsa di gelo e neve che, inevitabilmente, ha portato ad un forte aumento della domanda che in più di un’occasione non è stata accontentata. Sono infatti sorti diversi problemi con la Russia e l’Algeria, come spiega un articolo del “Corriere della sera” che hanno evidenziato come il nostro paese sia fortemente legato all’importazione, attraverso i metanodotti, da paesi extra-europei.
Nonostante il gas non sia mai mancato, anche se la crisi tra Russia ed Ucraina del 2006 ha fatto suonare più di un campanello d’allarme, l’Italia non può continuare ad essere dipendente dalle proprie importazioni ma, al contrario, dovrebbe iniziare ad intraprendere un percorso di indipendenza economica.
Una delle strade percorribili è la creazioni di rigassificatori; in Italia allo stato attuale abbiamo solamente 2 impianti attivi, quello storico di Panigaglia che produce solamente 3,6 miliardi di metri cubi l’anno e quello di Rovigo, offshore, che produce circa 8 miliardi di metri cubi l’anno. Insieme fanno poco più di 11 miliardi di metri cubi su una richiesta che supera gli 80 mc l’anno. Non è un caso che Mauro Libé, anche ieri attraverso twitter sia tornato sull’argomento scrivendo: “l’Italia ha bisogno di gas. Da tempo chiediamo interventi seri. Realizzare rigassificatori per esser indipendenti e dare sviluppo.” (leggi e commenta il tweet).
Ma come funziona un rigassificatore? Come spiega il sito specialistico gasnaturalitalia.com <<La rigassificazione del GNL è un procedimento di natura fisica e non chimica. Si tratta quindi di un processo semplice, pulito e sicuro. La trasformazione dalla fase liquida del metano in quella gassosa avviene attraverso uno scambio termico con l’acqua di mare, in assenza dunque di combustione. Il GNL viene scaricato dalle navi metaniere e temporaneamente immesso in due serbatoi criogenici a “contenimento totale” indipendenti tra loro, dotati di un doppio corpo in acciaio speciale e cemento armato precompresso. Successivamente il GNL viene inviato ai vaporizzatori, del tipo “a ruscellamento d’acqua” (“open rack”), che utilizzano l’acqua di mare come vettore termico per riscaldare il GNL fino a portarlo allo stato aeriforme (cioè lo stato naturale in cui viene normalmente utilizzato)>>.
Il rigassificatore ed il processo per produrre gas, quindi sono una possibile fonte pulita di approvvigionamento che permetterebbe all’Italia di iniziare un cammino di indipendenza ed al tempo stesso porterebbe anche ad una diminuzione della bolletta del gas in quanto non ci sarebbero più i costi di importazione da conteggiare.
La speranza quindi è che presto possano partire i 10 progetti di rigassificatori, già fatti, che porterebbero anche circa 80 nuovi posti di lavoro per ogni rigassificatore, per un totale di 800 nuovi impieghi.
In: Energia

